Generative Engine Optimization

La SEO è morta? No, ma è il momento di fare GEO: come ottimizzare un sito per le AI nel 2026

Ottimizzare un sito per le AI con la GEO: due canali, memoria e ricerca, uno aperto e uno chiuso — Immagine generata con intelligenza artificiale

In short: La SEO non è morta ma non basta: il piano GEO in cinque mosse per essere nominati dalle AI.

📅 Settembre 9, 2026  •  ⏱️ 16 min read


Il 15 settembre 2026 Cloudflare cambia le impostazioni predefinite con cui una parte rilevante del web tratta i crawler delle intelligenze artificiali. Chi non ha rivisto le proprie regole scoprirà, forse fra mesi, che i modelli non leggono più le sue pagine. È un buon giorno per porsi la domanda che circola da tre anni: la SEO è morta? La risposta breve è no. Ma la domanda giusta è un’altra: il tuo sito è ottimizzato per essere trovato da Google, o per essere nominato da un’AI? Sono due lavori diversi, e il secondo ha un nome, un metodo e, da poco, anche un metro.

Su questo blog abbiamo già spiegato cosa cambia tra GEO e SEO e quali leve di scrittura fanno citare un contenuto. Questo articolo fa il passo successivo: ti dà il piano di lavoro con cui, ogni settimana, portiamo un sito dentro la memoria e la ricerca delle AI. Cinque mosse, in ordine di resa, con i numeri che le giustificano.

La SEO è morta nel 2026?

No. La SEO è viva, ma è diventata la condizione di partenza e non il traguardo. Google lo scrive nella sua guida ufficiale all’ottimizzazione per le funzionalità di AI generativa, pubblicata a maggio 2026: le best practice SEO restano pertinenti perché AI Overview e AI Mode si appoggiano agli stessi sistemi di ranking della Ricerca. Se non sei indicizzato bene, non entri neppure nel recupero.

Il punto è che il recupero non è più l’unico canale. Nella guida GEO 2026 di KenKeepY abbiamo misurato che il 57,8% delle risposte di ChatGPT arriva senza alcuna ricerca sul web: il modello risponde a memoria. E quando l’utente descrive un bisogno senza fare nomi («chi fa questo lavoro in Lombardia?»), le aziende proposte sono il 3,3% di quelle che il modello riconosce quando gliele nomini (99,4%). Tradotto: la stragrande maggioranza delle imprese italiane è verificabile ma non proponibile. Su quel canale la SEO non può fare nulla, perché il modello non cerca. È il territorio della GEO.

Come funziona davvero un’AI quando risponde: memoria e ricerca

Un modello linguistico risponde in due modi distinti, con regole e tempi diversi. Il primo è la memoria: ciò che ha assorbito durante l’addestramento e che usa quando la domanda non contiene un nome da cercare. Cambia solo quando cambia la versione del modello, quindi su una scala di mesi. Il secondo è la ricerca (retrieval): il modello apre pagine web in tempo reale, ne estrae i passaggi utili e cita le fonti. Cambia ogni giorno, con ciò che i suoi crawler riescono a leggere.

Abbiamo descritto la distinzione nel dettaglio nell’articolo su KenKeepY e la memoria artificiale. Qui conta la conseguenza operativa: ogni mossa del piano lavora su uno dei due canali, o su entrambi, e se non sai su quale stai lavorando non puoi misurare nulla.

Canale Quando si attiva Cosa decide Su cosa puoi intervenire
Memoria Domande senza nome: «quali sono i migliori…», «chi mi consigli per…» Se esisti come entità nel modello Fatti istituzionali coerenti, fonti terze, ripetizione nel tempo
Ricerca Domande con nome o richieste di fonti aggiornate Se le tue pagine sono leggibili e citabili Crawler sbloccati, passaggi autoconclusivi, dati con data

Cosa significa ottimizzare un sito per le AI

Ottimizzare un sito per le AI significa rendere un’azienda leggibile, verificabile e ripetibile per i modelli linguistici: leggibile perché i crawler entrano e capiscono, verificabile perché i fatti che dichiari trovano riscontro fuori dal sito, ripetibile perché compaiono abbastanza volte e abbastanza a lungo da sopravvivere al riaddestramento successivo. È la definizione operativa della Generative Engine Optimization, la disciplina che abbiamo raccontato nella guida alla GEO.

Il piano che segue è quello che applichiamo ai clienti e a noi stessi. L’ordine non è casuale: parte da ciò che può azzerare tutto il resto.

Mossa Canale Domanda a cui risponde Frequenza
1. Verifica dei crawler Ricerca Le AI riescono a leggermi? Una volta, poi a ogni cambio tecnico
2. Concorrenti e gap Memoria + ricerca Chi viene nominato al posto mio, e perché? Settimanale
3. Esperienza diretta misurabile Ricerca, poi memoria Cosa so io che nessun altro può dire con un numero? A ogni contenuto
4. Aggiornamento continuo Memoria Cosa sopravvive al prossimo riaddestramento? Mensile
5. Piattaforma e misura Entrambi Il numero si è spostato? Settimanale

Mossa 1: i crawler delle AI entrano davvero nel tuo sito?

Nella nostra esperienza, circa un sito aziendale su cinque blocca almeno un crawler AI senza saperlo. Non per scelta: per un plugin di sicurezza, per un’impostazione del CDN, per un robots.txt copiato nel 2023 quando bloccare GPTBot sembrava prudente. Il risultato è un’azienda che il modello magari ricorda, ma che cercandola non riesce ad aprire. In KenKeepY questa situazione ha un nome, Non raggiungibile, ed è l’unica diagnosi che si ripara in giornata.

I blocchi si nascondono in quattro posti, e vanno controllati tutti.

Il file robots.txt

Ogni operatore usa crawler distinti per scopi distinti, e le regole sono indipendenti. OpenAI, nella documentazione ufficiale dei suoi crawler, distingue GPTBot (addestramento), OAI-SearchBot (ricerca dentro ChatGPT) e ChatGPT-User (visita su richiesta dell’utente): un sito che esclude OAI-SearchBot non compare nelle risposte di ricerca di ChatGPT, e le modifiche al robots.txt richiedono circa 24 ore per essere recepite. Google, nella documentazione della sua infrastruttura di scansione, separa Googlebot da Google-Extended, il token usato dalle app Gemini, precisando che quest’ultimo non influisce sulla Ricerca.

Operatore Crawler per la ricerca / citazione Crawler per l’addestramento Cosa succede se blocchi il primo
OpenAI OAI-SearchBot, ChatGPT-User GPTBot Sparisci dalle risposte di ricerca di ChatGPT
Google Googlebot Google-Extended Sparisci da Ricerca, AI Overview e AI Mode
Anthropic Claude-SearchBot, Claude-User ClaudeBot Claude non può aprire le tue pagine
Perplexity PerplexityBot, Perplexity-User Esci dalle fonti di Perplexity

La scelta se permettere l’addestramento è tua. La scelta se permettere la ricerca, per un’azienda B2B, non è una scelta: senza ricerca non c’è citazione, e senza citazione la memoria del prossimo modello non ha nulla da assorbire.

Il firewall e il CDN

È il blocco più insidioso, perché il robots.txt dice «entra» e il server risponde 403 o 429. Molti WAF classificano i crawler AI come traffico sospetto e li scartano prima che raggiungano la pagina. Cloudflare, che protegge oltre un quinto dei domini web, dal luglio 2025 ha offerto un interruttore «Block AI Bots» e, come descrive nel post ufficiale del 1° luglio 2026, lo sostituisce con tre categorie: Search, Agent, Training. Dal 15 settembre 2026 i nuovi domini avranno Training e Agent bloccati per impostazione predefinita sulle pagine con pubblicità, e i crawler multiuso saranno trattati secondo la regola più restrittiva: chi ha scelto di bloccare l’addestramento bloccherà anche Googlebot, che scansiona per entrambi gli scopi. Se il tuo sito è dietro Cloudflare, quella pagina di impostazioni va aperta prima del 15 settembre, non dopo.

Il rendering JavaScript

I crawler delle AI leggono l’HTML servito dal server. Un contenuto che compare solo dopo l’esecuzione di JavaScript, per molti di loro, non esiste. È un problema tipico dei siti costruiti su framework front-end e dei plugin che caricano il testo in modo differito. La verifica è semplice: apri il sorgente della pagina, non l’ispettore, e cerca il paragrafo che vuoi far citare. Se non c’è, non c’è nemmeno per l’AI.

Il controllo in Search Console

Google ha introdotto in Search Console un controllo dedicato all’AI generativa della Ricerca: se lo disattivi, i link e i contenuti del tuo sito non compaiono in AI Overview e AI Mode, mentre quelli dei concorrenti sì. Il controllo non incide sul ranking classico, quindi un’agenzia potrebbe averlo escluso senza che tu te ne accorga. Va verificato, insieme al report sul rendimento dell’AI generativa che lo stesso pannello mette a disposizione.

Come verificare, in pratica: leggi i log del server filtrando per user agent nelle ultime quattro settimane; se OAI-SearchBot o Googlebot non compaiono mai, il problema è a monte. Poi chiedi a ChatGPT, con la ricerca accesa, di riassumere una tua pagina specifica indicandone l’URL: se risponde con contenuti presi altrove o dichiara di non poterla aprire, hai la conferma. In KenKeepY la sezione «Le pagine lette» mostra quali URL il motore ha effettivamente aperto quando ti ha cercato, e quali di terzi ha letto al posto tuo.

Mossa 2: chi viene nominato al posto tuo, e perché?

La visibilità nelle AI è una lista breve, non una classifica. Quando un cliente chiede «quali sono le migliori aziende di…», il modello fa tre, quattro, cinque nomi. O ci sei o non ci sei. Per questo il monitoraggio dei concorrenti nella GEO non assomiglia al monitoraggio delle posizioni: non misuri dove sei, misuri chi occupa il posto che non hai.

Il metodo che usiamo ha tre passaggi.

  • La lista breve a memoria. Le domande dei clienti che descrivono il bisogno senza nomi, poste al modello con la ricerca spenta, in una chat nuova, in quattro formulazioni diverse. Se compari, compari da solo, come accadrebbe a un cliente vero. La stabilità tra le quattro formulazioni è il controllo: un nome che compare una volta su quattro è rumore.
  • Le citazioni con la ricerca accesa. Le stesse domande, questa volta con il recupero attivo, per vedere su quali pagine il modello costruisce la risposta. Qui non conta il nome ma la fonte: chi viene citato, con quale pagina, per quale passaggio.
  • Il gap, pagina contro pagina. Per ogni domanda in cui non ci sei, la pagina citata al posto tua viene messa accanto alla tua pagina sullo stesso tema. Quasi sempre la differenza non è di lunghezza: è un numero che loro hanno e tu no, una data che loro dichiarano e tu no, una risposta che loro danno nella prima frase e tu nel quarto paragrafo.

Il monitoraggio dei concorrenti va fatto ogni settimana, perché la ricerca cambia ogni giorno e la memoria cambia a ogni rilascio del modello. Un concorrente che entra nella lista breve a settembre, se nessuno lo nota, a dicembre è nella memoria del modello successivo. Abbiamo spiegato quali metriche usare nell’articolo su come misurare la visibilità AI; la differenza rispetto a due anni fa è che oggi le domande le fai a un banco, non a mano.

Mossa 3: perché le AI premiano l’esperienza diretta misurabile

Le AI citano ciò che non possono generare da sole. Un modello può scrivere in un secondo un paragrafo su «i vantaggi della SEO locale»; non può scrivere «una società di servizi del Nord Italia misurata il 1° settembre 2026 aveva un KY Search di 61 e un KY Memory di 0», perché quel dato esiste solo se qualcuno lo ha misurato. La guida di Google citata sopra lo dice con parole diverse: i sistemi di AI esaminano più fonti, e un punto di vista unico che si distingue è ciò che pesa di più nel lungo periodo. Lo studio di Princeton che ha fondato la disciplina (Aggarwal et al., 2023) lo aveva quantificato: aggiungere statistiche puntuali e affermazioni attribuite aumenta la visibilità nelle risposte generative fino a circa il 40%.

L’esperienza diretta, per essere citabile, deve avere quattro proprietà. Deve essere tua: un caso che hai seguito, un dato che hai raccolto, un errore che hai commesso e corretto. Deve avere un numero: 87 giorni, 44 contatti, 27 visite. Deve avere una data e una condizione: misurato quando, su cosa, con quale strumento. E deve essere autoconclusiva, cioè comprensibile da sola, perché il modello estrae passaggi e non pagine.

Su questo blog lo facciamo da un anno: il caso della PMI meccanica di Cinisello ha giorni e percentuali; l’analisi sul valore dei lead che arrivano da ChatGPT e Perplexity ha i dati del nostro CRM. È lo stesso principio dell’E-E-A-T, dove la prima E sta per esperienza: la differenza è che nelle AI l’esperienza non viene valutata da un quality rater, viene estratta e ripetuta. Un’esperienza senza numero è un’opinione; un’opinione non si cita.

Mossa 4: perché il lavoro non finisce mai (i riaddestramenti amano gli aggiornamenti)

La memoria di un modello si riscrive a ogni versione. Ciò che entra nella nuova memoria non è tutto ciò che è stato pubblicato nel frattempo: è ciò che il processo di addestramento ha trovato ripetuto, coerente, corroborato da più fonti e ancora presente al momento della raccolta. Il resto viene compresso, generalizzato o perso. Dichiariamo l’incertezza: i criteri esatti con cui ogni operatore seleziona e pesa i dati non sono pubblici. Ma l’effetto lo misuriamo a ogni rilascio, rimisurando gli stessi domini, e la regolarità è questa: le notizie marginali e datate spariscono, le pagine aggiornate e ripetute restano.

Ne derivano tre conseguenze pratiche.

  • Un comunicato stampa del 2024 non ti tiene in memoria. Il modello nuovo non ricorda l’evento; ricorda l’entità, se l’entità continua a comparire. Le notizie una tantum, per quanto rilevanti allora, sono il primo materiale che il riaddestramento lascia cadere.
  • L’aggiornamento vale più della novità. Una pagina rivista ogni trimestre, con dati nuovi e la data dichiarata, pesa più di tre articoli nuovi che poi restano fermi. È il motivo per cui i nostri articoli hanno l’anno nel titolo e mai nell’URL: il testo cambia, l’indirizzo no, e la storia dell’entità si accumula sullo stesso punto.
  • La coerenza è un segnale. Sede, anno di fondazione, forma societaria, persone: se i tuoi fatti istituzionali sono scritti in modo diverso sul sito, su LinkedIn e nelle directory, il modello ha meno riscontri concordanti e meno ragioni per nominarti. Prima della citazione viene l’identità.
Cosa Cadenza minima Cosa aggiornare
Pagine di servizio e pillar Trimestrale Dati, prezzi, casi; data «aggiornato il» dichiarata
Articoli con numeri nel titolo Annuale, prima del cambio d’anno Titolo, dati, fonti; URL invariato
Fatti istituzionali fuori dal sito A ogni cambiamento Sede, cariche, descrizione identica ovunque
Misura di memoria e ricerca Settimanale, e a ogni rilascio del modello I due numeri, la lista breve, le pagine lette

Il perimetro conta quanto la cadenza: abbiamo mostrato nell’articolo su cosa rifare davvero per le AI che quasi sempre non è il sito, ma l’insieme dei contenuti che decide di cosa sei l’entità di riferimento.

Mossa 5: perché serve una piattaforma, e non un foglio di calcolo

Fino al 2025 il monitoraggio GEO si faceva a mano: dieci domande, tre chat, un foglio. Non regge, per tre ragioni. La prima è la memoria: per misurarla devi porre le domande in condizioni controllate (ricerca spenta, chat vuota, più formulazioni) e verificare che il modello non stia inventando; a mano non riesci a distinguere ciò che ricorda da ciò che deduce. La seconda è la ripetibilità: un numero vale solo se la misura successiva è fatta allo stesso modo, sullo stesso modello, con la data accanto. La terza è il tempo: il monitoraggio settimanale di cinque concorrenti su venti domande sono cento interrogazioni, ogni settimana.

Per questo abbiamo costruito KenKeepY, che misura separatamente il KY Memory (cosa il modello sa di te senza cercare) e il KY Search (cosa trova cercandoti), mette accanto la lista breve dei nominati al posto tuo, le pagine che il motore ha letto e, collegando Analytics e Search Console in sola lettura, le visite che le AI ti mandano davvero. La prima misura è gratuita. Non è l’unico strumento sul mercato e non sostituisce un audit SEO; è il metro con cui misuriamo se le cinque mosse hanno spostato il numero.

Se vuoi il metodo completo, con tutti i dati e le fonti, lo abbiamo raccolto nella guida GEO 2026: 37 pagine su come le AI conoscono, trovano e citano un’azienda, le quattro situazioni in cui puoi trovarti, sei procedure con il perché e il come, il piano 30/60/90 e cosa non fare. È gratuita, aggiornata a settembre 2026, e si scarica nella sezione Community di kenkeepy.com; chi scarica questa edizione riceve le successive.

Da dove cominciare: i primi 30 giorni

Se devi scegliere, l’ordine è questo. Nella prima settimana verifica i crawler nei quattro posti descritti sopra e correggi ciò che blocca la ricerca: è l’unica mossa che può azzerare tutte le altre, e la più veloce. Nella seconda misura memoria e ricerca del tuo dominio e dei tre concorrenti che ti tolgono clienti, e scrivi le dieci domande che i tuoi clienti fanno davvero. Nella terza e quarta prendi le tre domande in cui non compari e riscrivi, o crea, la pagina che risponde: prima frase con la risposta, un dato tuo con data e condizione, una fonte esterna verificabile. Poi rimisura. Se il KY Search non si è mosso, il problema è a monte; se si è mosso e la lista breve no, è normale: la memoria arriva con il modello successivo, ed è per questo che il lavoro continua.

Domande frequenti

Devo smettere di fare SEO per fare GEO?

No. La GEO si appoggia al recupero, e il recupero passa dagli indici della ricerca tradizionale. Un sito che perde posizioni su Google perde anche fonti per le AI. Cambia l’ordine delle priorità: prima l’accesso dei crawler, poi i contenuti citabili, poi le posizioni.

Come faccio a sapere se i bot AI sono bloccati dal mio robots.txt?

Apri il file all’indirizzo tuodominio.it/robots.txt e cerca le righe User-agent seguite da Disallow: /. Se trovi OAI-SearchBot, Googlebot, Claude-SearchBot o PerplexityBot con un Disallow totale, la ricerca è bloccata. Ricorda che il robots.txt è solo uno dei quattro posti: un file corretto non esclude un blocco nel firewall.

Quanto tempo serve per entrare nella memoria di un modello?

Dipende dal calendario dei rilasci, non dal tuo. La ricerca reagisce in giorni; la memoria cambia con la versione del modello, quindi il lavoro fatto oggi si vede alla versione successiva, se nel frattempo è rimasto ripetuto e coerente. Chi lavora a scatti resta fuori.

Bloccare GPTBot mi penalizza?

Bloccare il crawler di addestramento non ti toglie dalle risposte di ricerca di ChatGPT, che usano OAI-SearchBot. Ti toglie però materiale dal prossimo riaddestramento, cioè dal canale della memoria. Per un’azienda che vuole essere proposta senza essere cercata, è una rinuncia da fare consapevolmente.

Serve un’agenzia GEO o posso fare da solo?

Le cinque mosse si possono fare in casa se hai chi legge i log, chi scrive con dati propri e chi rimisura ogni settimana. Se ti manca uno dei tre, un’agenzia GEO serve soprattutto per il secondo e il terzo; il primo, la verifica dei crawler, va comunque fatto subito e non richiede nessuno.

In conclusione

La SEO non è morta: è diventata il pavimento. Sopra il pavimento, oggi, si decide se un’azienda viene nominata da chi risponde al posto delle pagine. Il lavoro ha cinque mosse, un ordine e una cadenza, e per la prima volta ha anche un numero che dice se sta funzionando. La prima mossa, i crawler, richiede un pomeriggio e può azzerare tutte le altre: cominciare da lì, prima del 15 settembre, è la cosa più utile che puoi fare questa settimana.

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