Presenza online della tua azienda: come verificarla con 3 strumenti prima di scegliere un’agenzia (2026)
In short: Come verificare la presenza online della tua azienda con Search Console, Analytics e KenKeepY prima dell'agenzia.
📅 Settembre 19, 2026 • ⏱️ 18 min read
La presenza online di un’azienda è la sua capacità di essere trovata da chi la cerca per nome, di essere trovata da chi cerca una soluzione senza conoscerla, e di essere ricordata dalle intelligenze artificiali quando qualcuno chiede un consiglio. Si verifica con tre strumenti: Google Search Console, che dice per quali ricerche compari su Google; Google Analytics, che dice chi entra nel sito e cosa fa; e un metro della memoria artificiale come KenKeepY, che dice se ChatGPT e gli altri motori generativi sanno che esisti. I primi due sono gratuiti, il terzo ha una prima misura gratuita. Tutti e tre devono essere intestati all’azienda, non a chi la assiste.
Se sei arrivato qui, probabilmente il quadro è questo: il passaparola rende meno di prima, i preventivi arrivano più lenti, e qualcuno ti ha proposto di “fare lead generation”, “fare SEO” o “posizionarti sulle AI”. Sono parole che non hai bisogno di padroneggiare per prendere una decisione giusta. Hai bisogno di tre numeri, che nessuno ti ha ancora mostrato, e di sapere che cosa significano. Questo articolo ti spiega dove trovarli, come leggerli in dieci minuti, e come usarli per capire se un’agenzia ti serve davvero, per che cosa, e a quali condizioni. La tesi è semplice: un’agenzia può essere un’ottima scelta, ma solo per un’azienda che sa da dove parte e conserva il controllo dei propri dati.
Cosa significa “presenza online” per un’azienda B2B, in pratica?
La presenza online non è avere un sito, è essere trovati nei tre momenti in cui un cliente decide, e i tre momenti hanno regole diverse. Nel primo il cliente ti conosce già e cerca il tuo nome: qui quasi tutte le aziende sono presenti, perché basta un sito indicizzato. Nel secondo invece il cliente ha un problema e cerca chi lo risolve, senza sapere che esisti: qui la maggior parte delle PMI italiane è assente, perché il sito parla di sé e non del problema. Infine, nel terzo momento, il cliente chiede a un’intelligenza artificiale “chi mi consigli per…”: qui compare solo chi il modello ha imparato a conoscere, e sono pochissimi.
| Livello | Cosa fa il cliente | Dove si gioca | Dove lo verifichi |
|---|---|---|---|
| 1. Per nome | Cerca “nome azienda” su Google o lo scrive in ChatGPT | Google, motori AI con ricerca attiva | Search Console (ricerche con il tuo nome), KY Search |
| 2. Per problema | Cerca “fornitore di X a Milano”, “come risolvere Y” | Google, AI Overview | Search Console (ricerche senza il tuo nome) |
| 3. Per memoria | Chiede a ChatGPT “quali aziende consigli per X” | Motori AI senza ricerca | KY Memory (KenKeepY) |
Il peso relativo dei tre livelli è cambiato in fretta. Secondo la survey Gartner pubblicata a marzo 2026 su 646 buyer B2B, il 67% preferisce un percorso d’acquisto senza contatto con un commerciale e il 45% ha già usato l’intelligenza artificiale in un acquisto recente. Tradotto: quando il cliente ti chiama, ha già deciso buona parte del percorso da solo, e sempre più spesso lo ha fatto chiedendo a una macchina. Se ai livelli 2 e 3 non compari, non sei nella rosa dei nomi fra cui sceglie.
C’è un secondo dato che spiega perché questa verifica manca quasi sempre. Nel rapporto Imprese e ICT 2025 dell’Istat, l’analisi dei dati è un’attività del 41,9% delle PMI contro l’83,6% delle grandi imprese, e un CRM lo usa il 21,1% delle PMI. Non è mancanza di volontà: fra le imprese che hanno valutato l’AI senza adottarla, il 58,6% cita la mancanza di competenze. La buona notizia è che i tre strumenti di cui parliamo non richiedono competenze tecniche per essere letti. Richiedono di sapere quale numero guardare.
Quali sono i tre strumenti per verificare la presenza online, e quanto costano?
I tre strumenti sono Google Search Console, Google Analytics 4 e KenKeepY. I primi due sono di Google e gratuiti; il terzo è un metro della memoria artificiale con una prima misura gratuita. Insieme coprono i tre livelli della tabella precedente, e nessuno dei tre può sostituire gli altri due.
| Strumento | A quale domanda risponde | Costo | Chi deve esserne titolare |
|---|---|---|---|
| Google Search Console | Per quali ricerche compaio su Google, quante volte, e quanti clic ricevo | Gratuito | L’azienda, come proprietario verificato |
| Google Analytics 4 | Chi entra nel sito, da dove arriva, e se compila un form o chiama | Gratuito | L’azienda, con ruolo Amministratore |
| KenKeepY | Cosa l’AI trova di me cercandomi, e cosa sa di me senza cercare | Prima misura gratuita; piani da 19,90 €/mese + IVA | L’azienda, con il proprio account |
Google Search Console è il punto di partenza, e il modo in cui Google stesso lo descrive merita di essere letto: nella guida ufficiale a Search Console, il primo destinatario indicato non è il tecnico ma il proprietario dell’attività, con l’invito a conoscere lo strumento anche se non lo userà personalmente. Google aggiunge un dettaglio che vale una lezione intera: non devi registrarti a Search Console per comparire nei risultati. Lo strumento non ti fa trovare; ti dice se e come vieni trovato.
Google Analytics 4 risponde a una domanda diversa, che comincia dove finisce la precedente: una volta che qualcuno è entrato nel sito, da dove è arrivato e che cosa ha fatto. È lo strumento che trasforma “il sito riceve visite” in “il sito produce richieste di preventivo”, che è l’unica cosa che ti interessa. KenKeepY, infine, risponde alla domanda che i due strumenti di Google non possono coprire, perché guarda fuori da Google: che cosa sanno di te i modelli che le persone interrogano ogni giorno. Lo abbiamo costruito noi, per i nostri clienti, e ne parliamo più avanti con i limiti dichiarati. Se la tua attività ha una dimensione locale forte, c’è un quarto strumento gratuito, il profilo Google Business, che abbiamo trattato nella guida alla SEO locale a Milano su Google e nelle risposte AI.
Come si legge Google Search Console in dieci minuti, senza essere un tecnico?
Ti servono quattro numeri e un filtro. I numeri sono nel rapporto “Rendimento”: impressioni (quante volte una tua pagina è comparsa in una ricerca), clic (quante volte qualcuno l’ha aperta), query (con quali parole ti hanno cercato) e posizione media. Il filtro è quello che quasi nessuno applica e che cambia la lettura: escludi le ricerche che contengono il nome della tua azienda.
Il motivo è nella tabella dei tre livelli. Le ricerche con il tuo nome misurano il livello 1, quello in cui il cliente ti conosce già; sono il frutto del passaparola, delle fiere, dei biglietti da visita, non del sito. Le ricerche senza il tuo nome misurano il livello 2, l’unico in cui il sito porta clienti nuovi. In una PMI B2B che non ha mai lavorato sui contenuti, il rapporto tipico che osserviamo è brutale: oltre il 90% delle impressioni contiene il nome dell’azienda. Significa che Google mostra il sito solo a chi lo sta già cercando. Non è un sito rotto; è un sito che non partecipa alla ricerca di nuovi clienti.
Un riferimento pratico, con la cautela che merita perché dipende dal settore: sotto le cento impressioni mensili su ricerche senza il nome, per Google il tuo sito non esiste sul tema che vendi. Fra cento e mille impressioni con pochi clic, Google ti ha visto ma ti tiene in seconda o terza pagina, e il problema è quasi sempre di contenuto, non di tecnica. Sopra le mille impressioni con un tasso di clic sotto il 2%, il problema si sposta su titoli e descrizioni, cioè su ciò che appare nel risultato. Tre situazioni diverse, tre interventi diversi, tre preventivi che dovrebbero avere cifre diverse. Se un’agenzia ti propone lo stesso pacchetto senza aver guardato questi numeri, il pacchetto non è pensato per te.
Ultima cosa da controllare in Search Console: la pagina “Utenti e autorizzazioni”. Chi è proprietario verificato? Se la risposta è “l’agenzia precedente” o “il ragazzo che ha fatto il sito”, il primo intervento non è di marketing. È riprendere le chiavi.
Come si legge Google Analytics in dieci minuti?
In Google Analytics 4 ti servono due rapporti. Il primo è “Acquisizione”, che ti dice da dove arrivano le visite: ricerca organica, accesso diretto, altri siti, annunci a pagamento, social. Il secondo è quello degli eventi chiave, che ti dice quante di quelle visite hanno fatto la cosa che conta per te: compilato il form, cliccato sul numero di telefono, scaricato un catalogo. Se il secondo rapporto è vuoto, non è perché nessuno ti contatta: è perché nessuno ha configurato Analytics per contarlo, e allora tutto il resto è arredamento.
La lettura utile è il rapporto fra i due. Cento visite organiche al mese e tre richieste di contatto sono un canale che funziona e va alimentato. Duemila visite e zero richieste sono un sito che attira le persone sbagliate o non le porta da nessuna parte, e nessuna campagna risolve un imbuto bucato: abbiamo descritto come progettare un sito web B2B che produca lead organici proprio per questa situazione. Il punto è che le due diagnosi richiedono fornitori diversi, e senza Analytics le confondi.
C’è poi una riga nuova da cercare nel rapporto Acquisizione, e vale la pena farlo con attenzione: le visite che arrivano da chatgpt.com, perplexity.ai e domini simili. Sono ancora poche in valore assoluto, ma dicono una cosa precisa sul livello 3: chi arriva da lì aveva già il tuo nome, oppure ti ha scoperto in una risposta? Nella maggior parte delle PMI che misuriamo, tutte le visite dalle AI arrivano da conversazioni in cui qualcuno aveva già scritto il nome dell’azienda. Sul valore di quel traffico, e sui suoi limiti, abbiamo pubblicato un’analisi separata con i dati 2026 su quanto valgono i lead che arrivano da ChatGPT e Perplexity.
Un’avvertenza che risparmia discussioni: Search Console e Analytics non si sostituiscono. Il primo guarda il momento prima del clic, dentro Google; il secondo guarda il momento dopo, dentro il sito. Un’agenzia che ti mostra solo uno dei due ti sta raccontando metà della storia, e di solito la metà che le conviene.
Come si verifica che cosa le intelligenze artificiali sanno della tua azienda?
Si verifica separando due domande che sembrano uguali e non lo sono. La prima: “chi è [nome azienda]?”. La seconda: “quali aziende mi consigli per [il problema che risolvi] in [la tua zona]?”. Alla prima ChatGPT risponde quasi sempre bene, perché cerca sul web, apre il tuo sito e lo riassume. Alla seconda risponde attingendo a ciò che ricorda, e nella risposta compari solo se il modello ti ha in memoria. È la differenza fra il livello 1 e il livello 3, ed è la trappola più comune di questo periodo: un imprenditore scrive il nome della sua azienda in ChatGPT, riceve una descrizione corretta, e conclude che “sulle AI è a posto”. Ha verificato il recupero, non la memoria.
Puoi fare il test a mano, e ti consigliamo di farlo: poni la seconda domanda in quattro formulazioni diverse, senza mai scrivere il tuo nome, e annota chi compare. Vedrai i concorrenti che il modello nomina al posto tuo. Il limite del test manuale è che non è un metro: la stessa domanda posta due volte produce risposte diverse, e senza un riferimento non sai se uno zero è colpa tua o dello strumento. Per questo abbiamo costruito KenKeepY, il metro della memoria artificiale: sottopone lo stesso protocollo a ogni dominio e restituisce due indici da 0 a 100, KY Search per ciò che l’AI trova di te cercandoti e KY Memory per ciò che sa di te senza cercare. Un campione di riferimento, misurato a ogni cambio di versione del modello, garantisce che uno zero sia uno zero vero. La prima misura è gratuita e dura due minuti; i piani a pagamento partono da 19,90 euro al mese più IVA e aggiungono i concorrenti, le domande dei clienti, il collegamento a Search Console e Analytics e un piano di lavoro generato dai dati.
Due precisazioni di onestà. KenKeepY è nostro, e lo diciamo: lo abbiamo costruito perché gli strumenti di share of citation, che pure usiamo e che abbiamo descritto nella guida su come misurare la visibilità AI, dicono se vieni nominato, non perché. E KenKeepY misura i modelli conversazionali, non le AI Overview di Google: quelle funzionano sull’indice di Google, e infatti nella documentazione ufficiale di Search Central Google dichiara che non esistono requisiti aggiuntivi per comparirvi oltre a quelli della Ricerca. Per le AI Overview, quindi, il tuo strumento resta Search Console. Per ChatGPT e gli altri, serve un metro della memoria.
Quando l’agenzia è la risposta giusta, e quando invece ti serve prima la verifica?
Un’agenzia serve quando hai un obiettivo numerico con una scadenza e la verifica ti dice che sei assente proprio dove quell’obiettivo si gioca. Non serve quando l’obiettivo è “essere presenti online”, perché quella non è una destinazione: è una condizione, e va letta prima di comprare qualsiasi cosa. La parola che ti hanno proposto, lead generation, significa semplicemente costruire un sistema che porti richieste di contatto da aziende in target, con un costo per richiesta che tu conosci: se preferisci dirlo così, dillo così, e pretendi che ti rispondano nella stessa lingua.
La tabella collega ciò che i tre strumenti ti hanno detto a ciò di cui hai bisogno. È volutamente schematica: la realtà mescola i casi, ma l’ordine delle priorità resta questo.
| Cosa dice la verifica | Di cosa hai bisogno | Chi te lo può dare |
|---|---|---|
| Search Console: quasi solo ricerche con il tuo nome | Contenuti che rispondano ai problemi dei clienti e un lavoro SEO di base | Un’agenzia SEO o un consulente, con obiettivi a 6 e 12 mesi |
| Search Console buona, Analytics senza richieste di contatto | Un sito che porti il visitatore a chiedere qualcosa, non una campagna | Chi progetta siti B2B orientati alla conversione |
| Richieste di contatto presenti, ma non diventano clienti | Un lavoro sul processo commerciale e sulla qualificazione dei lead | Il tuo team di vendita, con un metodo: ne abbiamo scritto in perché i lead non convertono |
| KY Memory a zero, KY Search buono | Costruire l’identità dell’azienda dove le AI imparano, non solo sul sito | Un’agenzia GEO che misuri il risultato con un metro ripetibile |
| Tutto in ordine, ma servono più richieste entro pochi mesi | Un sistema di lead generation con canali a pagamento e budget calcolato | Un’agenzia di lead generation B2B |
| Nuovo mercato, nuovo prodotto, notorietà da costruire | Un mix di canali scelto sull’economia del business, un canale alla volta | Un partner che parta dal valore del cliente: il metodo è in come trovare clienti B2B |
Nota una cosa: tre righe su sei non portano a un’agenzia di marketing. Portano a un sito da rifare, a un processo di vendita da sistemare, a un lavoro che in parte puoi fare tu. Ed è il motivo per cui la verifica viene prima: senza, ogni fornitore ti venderà la riga che sa fare, e potresti pagare per un anno di campagne su un sito che non converte, o per un anno di SEO quando il problema era che i preventivi restavano senza risposta per una settimana.
Cosa deve restare intestato all’azienda, anche quando lavori con un’agenzia?
Tutto ciò che, se l’agenzia sparisse domani, ti costringerebbe a ripartire da zero. La lista è corta e va scritta nel contratto, non lasciata alla buona volontà.
- Il dominio e l’hosting, intestati alla società, con le credenziali del registrar in mano a te.
- Google Search Console: la proprietà verificata deve essere di un account dell’azienda. Google distingue tra proprietario verificato e proprietario delegato: il primo ha dimostrato la proprietà con un token sul sito, il secondo ha ricevuto i permessi dal primo. L’agenzia può essere proprietario delegato o utente con accesso completo; il proprietario verificato sei tu.
- Google Analytics 4: il ruolo di Amministratore, l’unico che gestisce gli utenti, resta all’azienda. Nella documentazione di Google Analytics il ruolo Editor ha pieno controllo delle impostazioni ma non può gestire gli utenti: è il livello giusto per un’agenzia che lavora bene.
- L’account Google Ads e la relativa fatturazione, se fai pubblicità: la storia dell’account è un patrimonio che si costruisce in anni.
- Il profilo Google Business e le pagine social, con l’azienda come proprietario principale e l’agenzia come gestore.
- L’account KenKeepY, o di qualunque strumento di misura della visibilità AI: la serie storica delle misure vale più di ogni singola misura, e deve seguire te.
Il test è uno solo, e conviene farlo prima di firmare: “se domani questo fornitore scomparisse, cosa perderei?”. Se la risposta include l’accesso ai tuoi dati, il contratto va cambiato. Lo abbiamo scritto anche fra i criteri per scegliere un’agenzia di lead generation, ed è l’errore più costoso che vediamo fare alle PMI: non perché le agenzie siano in malafede, ma perché a nessuno viene in mente di chiederlo finché non è troppo tardi.
Le quattro domande da fare a un’agenzia dopo aver fatto la verifica
Sono diverse dalle domande generali sulla scelta di un fornitore, che abbiamo raccolto altrove. Queste presuppongono che tu abbia i tre numeri in mano, ed è proprio questo a cambiare la conversazione.
1. “Quale dei tre numeri volete spostare, e di quanto, in sei mesi?” Impressioni senza brand, richieste di contatto, KY Memory: un’agenzia seria ne sceglie uno o due e ti dice il perché. Chi risponde “tutti” non ha guardato i tuoi dati.
2. “Resto io proprietario verificato di Search Console e Amministratore di Analytics?” La risposta corretta è sì, senza esitazione. Qualunque altra risposta è un’informazione preziosa sul fornitore.
3. “Come misurate la presenza nelle risposte AI, e con quale metro ripetibile?” Se la domanda li coglie di sorpresa, stanno ottimizzando per un percorso d’acquisto che si sta chiudendo. Se rispondono con uno screenshot di ChatGPT, non hanno un metro.
4. “Che cosa vi serve da me, ogni mese, perché il lavoro funzioni?” La presenza online non si delega per intero: servono le domande vere dei clienti, i casi da raccontare, il feedback sui contatti arrivati. Chi ti promette che non dovrai fare nulla ti sta promettendo un risultato generico.
Quanto tempo richiede la verifica, e ogni quanto va ripetuta?
Meno di quanto pensi. Se Search Console e Analytics esistono già e sono intestati a te, la prima lettura completa richiede un’ora, compreso il tempo per capire dove sono i rapporti; le letture successive quindici minuti al mese. Se non esistono, la verifica della proprietà in Search Console richiede a chi gestisce il sito pochi minuti, l’installazione di Analytics con gli eventi giusti un’ora di lavoro tecnico. La misura di KenKeepY dura due minuti. Il tempo vero non è quello degli strumenti: è la decisione di guardarli.
Sulla cadenza, con la prudenza che i numeri piccoli richiedono: Search Console e Analytics vanno letti ogni mese, ma i movimenti significativi si vedono su finestre di 28 giorni confrontate con i 28 precedenti, non giorno per giorno. La memoria dei modelli cambia solo quando cambia la versione del modello, quindi il KY Memory ha senso rimisurarlo a ogni rilascio o comunque ogni trimestre; il KY Search, che dipende dalle tue pagine, ogni mese. Se un’agenzia ti manda un report settimanale sul ranking, chiedile quale decisione dovresti prendere sulla base di una settimana.
Domande frequenti
Serve un’agenzia per farsi trovare su Google?
No. Per essere trovati quando qualcuno cerca il nome dell’azienda basta un sito indicizzato, e Google non richiede nessuna registrazione. Un’agenzia serve per essere trovati da chi non conosce ancora il nome, cioè per le ricerche legate al problema che risolvi: è un lavoro di contenuti e di metodo che richiede mesi e competenze, e ha senso quando i numeri di Search Console mostrano che quelle ricerche oggi non ti raggiungono.
Search Console e Google Analytics sono la stessa cosa?
No, e si completano. Search Console mostra cosa succede dentro Google prima del clic: per quali ricerche compari, quante volte, con quale posizione. Analytics mostra cosa succede dentro il sito dopo il clic: da dove arrivano le visite e quante diventano richieste di contatto. Leggerne uno solo produce una diagnosi sbagliata.
L’agenzia mi chiede di essere proprietaria di Search Console: è normale?
È normale che chieda l’accesso, non la proprietà verificata. L’accesso completo o il ruolo di proprietario delegato le bastano per lavorare; la proprietà verificata dimostra chi controlla il sito e deve restare a un account dell’azienda. Se il sito è nuovo e l’agenzia lo ha verificato per prima, chiedile di aggiungere un tuo account come proprietario e verifica che il token resti anche dopo la fine del rapporto.
Cos’è KenKeepY e serve anche a chi non ha competenze tecniche?
KenKeepY è un metro della memoria artificiale, costruito da Starlead, che misura due indici da 0 a 100: KY Search, cosa l’AI trova di te cercandoti, e KY Memory, cosa sa di te senza cercare. È pensato per essere letto da chi decide, non solo da chi ottimizza: la prima misura è gratuita, dura due minuti e restituisce una diagnosi in una parola. I piani a pagamento aggiungono i concorrenti, le domande dei clienti e un piano di lavoro generato dai dati.
Se ChatGPT descrive bene la mia azienda quando scrivo il nome, la mia presenza AI è a posto?
No. Quando scrivi il nome, il modello cerca sul web e riassume il tuo sito: è il recupero, e funziona se il sito è leggibile. La presenza che porta clienti nuovi è la memoria: comparire nelle risposte a domande che non contengono il tuo nome. Sono due misure diverse, e nella maggior parte delle PMI la seconda è a zero anche quando la prima è buona.
Vuoi sapere da dove parte la tua azienda prima di parlare con qualsiasi agenzia, noi compresi? Starlead è un’agenzia SEO e GEO di Milano, specializzata nella lead generation B2B: la prima analisi che facciamo è la lettura dei tuoi tre numeri, Search Console, Analytics e KenKeepY, e ti diciamo con dati alla mano quale delle sei righe della tabella ti riguarda. Se la risposta è “non vi serve un’agenzia, vi serve un sito che converta”, te lo diciamo. Parliamone.


