SEO e GEO insieme: perché vanno fatte di pari passo, da dove legge ChatGPT e perché Bing conta (2026)
Immagine generata con AI In short: SEO e GEO insieme: ChatGPT cerca tramite Bing e crawler propri. Punti fermi SEO, poi GEO. Un modo semplice per migliorare la visibilità.
📅 Ottobre 10, 2026 • ⏱️ 19 min read
In sintesi: SEO e GEO vanno fatte insieme perché i motori generativi non hanno un web tutto loro: quando cercano, attingono a indici costruiti e ordinati con le regole della ricerca classica. ChatGPT, che in Italia porta quasi il 70% delle visite che i chatbot mandano ai siti (Statcounter, settembre 2026), non cerca su Google come molti credono. La base che OpenAI dichiara è Bing, affiancato da un crawler proprio; accanto cresce un indice interno, chiamato Labrador; Google entra di sponda, attraverso servizi che ne raccolgono i risultati. Un sito che non è trovabile su Bing e su Google, o che blocca il crawler di ChatGPT, resta fuori dalle risposte prima ancora che la qualità dei contenuti venga valutata. La SEO ha dei punti fermi che vanno fatti per primi; la GEO è il punto d’arrivo. Questo articolo spiega come funziona la catena, dove si rompe e in che ordine si lavora.
«Facciamo la GEO, la SEO ormai è superata.» Lo sentiamo dire spesso, quasi sempre da chi ha appena scoperto che ChatGPT non nomina la sua azienda. È una conclusione comprensibile e sbagliata. Le AI non leggono il web per intero ogni volta che rispondono: leggono quello che un motore di ricerca ha già trovato, indicizzato e messo in fila. Se non sei in quella fila, nessuna ottimizzazione del testo ti porterà dentro la risposta.
Perché SEO e GEO devono andare di pari passo?
Perché la GEO lavora su un materiale che la SEO deve prima rendere disponibile. Un motore generativo, quando cerca, recupera un gruppo ristretto di pagine da un indice e solo dopo sceglie quali usare e citare. La SEO decide se entri nel gruppo; la GEO decide se, una volta dentro, vieni scelto.
Definizione operativa: fare SEO e GEO insieme significa curare nello stesso piano due selezioni in sequenza. La prima è il recupero: essere indicizzati, trovabili e leggibili dai motori di ricerca e dai crawler delle AI. La seconda è la sintesi: essere la fonte che il modello sceglie, cita o nomina quando compone la risposta. Saltare la prima rende inutile la seconda.
Lo dice, a modo suo, anche Google. Nella pagina ufficiale sulle funzionalità di AI e il tuo sito, Search Central scrive che per comparire in AI Overview e AI Mode non servono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali: la pagina deve essere indicizzata, idonea a mostrare uno snippet e conforme ai requisiti tecnici della Ricerca. In altre parole, la porta d’ingresso alle risposte generative di Google è la SEO. Per ChatGPT la porta è diversa, e qui comincia la parte che quasi nessuno racconta.
Se vuoi il confronto tra le due discipline, voce per voce, lo trovi in GEO vs SEO: le differenze reali. Qui facciamo un passo diverso: guardiamo da dove arrivano, concretamente, le pagine che ChatGPT legge.
Da dove prende le informazioni ChatGPT quando cerca sul web?
Da più fonti insieme, e Google non è quella principale. La posizione pubblica di OpenAI è che la ricerca di ChatGPT si basa sul proprio crawler, su Microsoft Bing e su contenuti di editori con cui ha accordi. A questa base si aggiungono un indice interno in costruzione e risultati di Google ottenuti in modo indiretto.
Conviene mettere in fila le prove, ciascuna con il suo grado di certezza, perché su questo tema circolano molte affermazioni e pochi documenti.
| Fonte da cui ChatGPT attinge | Che cosa sappiamo | Da dove viene la prova | Grado di certezza |
|---|---|---|---|
| OAI-SearchBot, il crawler di ricerca di OpenAI | Serve a far comparire i siti nelle risposte di ricerca; chi lo blocca nel robots.txt non viene mostrato nelle risposte | Documentazione ufficiale di OpenAI sui crawler | Certo, dichiarato |
| Microsoft Bing | È la base di ricerca che OpenAI ha indicato pubblicamente insieme al proprio crawler | Posizione pubblica di OpenAI, riportata da Search Engine Land | Certo, dichiarato |
| Labrador, l’indice proprio di OpenAI | Indice interno in crescita, con esperimenti che lo mettono a confronto con i risultati esterni | Analisi dei dati di sessione riportata da Search Engine Watch, settembre 2026 | Coerente, non confermato da OpenAI |
| Google, per via indiretta | Risultati di Google raccolti tramite servizi di scraping, almeno per notizie, sport e finanza | The Information, riportato da Search Engine Land, agosto 2025 | Plausibile, non dichiarato |
Il primo punto è il più concreto e il più trascurato. La pagina ufficiale di OpenAI sui suoi crawler distingue tre agenti: GPTBot, che raccoglie contenuti per l’addestramento; ChatGPT-User, che apre una pagina quando un utente lo chiede; OAI-SearchBot, che serve a far comparire i siti nelle risposte di ricerca. OpenAI scrive che i siti che escludono OAI-SearchBot non vengono mostrati nelle risposte di ChatGPT search, e raccomanda di consentirlo nel robots.txt. Sono due righe di configurazione, e sono la differenza tra esserci e non esserci.
Il secondo punto riguarda le dichiarazioni sotto giuramento. Nei documenti del processo antitrust contro Google, depositati dal Dipartimento di Giustizia statunitense il 29 maggio 2025, la sintesi delle testimonianze riporta che OpenAI ha cominciato ad ancorare ChatGPT ai risultati di motori di ricerca esterni nel 2023, che nel 2024 ha chiesto a Google l’accesso alla sua API di ricerca ricevendo un rifiuto, e che con i fornitori diversi da Google lamentava «significant quality issues». Lo stesso documento cita una tabella sulla quota di domande servite dall’indice proprio di OpenAI. Il quadro è chiaro: ChatGPT ha bisogno di un motore di ricerca per rispondere su ciò che è attuale, e quel motore non è uno solo.
Perché si pensa che ChatGPT usi Google, e perché è vero solo in parte?
Perché alcuni test lo hanno mostrato, e perché Google è il motore che tutti usano. Ma i risultati di Google entrano in ChatGPT per via indiretta e non dichiarata, accanto a Bing e all’indice proprio, non al loro posto. Ottimizzare solo per Google vuol dire presidiare una delle porte, non tutte.
Ad agosto 2025 Search Engine Land ha ripreso un’inchiesta di The Information secondo cui OpenAI usava un servizio di scraping, SerpApi, per estrarre risultati di Google e alimentare le risposte su temi come notizie, sport e finanza. La testata sottolineava il contrasto con la posizione pubblica di OpenAI, che indicava come base il proprio crawler, Bing e i contenuti degli editori licenziatari. Un anno dopo il quadro si è complicato ancora: a settembre 2026 Search Engine Watch ha raccontato un’analisi che mappa una famiglia di indici interni di ChatGPT, noti con il nome Labrador, ed esperimenti in cui OpenAI mette a confronto il proprio indice con i risultati forniti dall’esterno. OpenAI non ha confermato i dettagli; la direzione, però, è quella di un sistema ibrido che sceglie da dove pescare domanda per domanda.
Per un’azienda la conseguenza pratica è una sola, ed è rassicurante: non devi indovinare quale motore userà ChatGPT per la domanda del tuo cliente. Devi essere trovabile in tutti. Google, Bing e il crawler di OpenAI premiano le stesse fondamenta: pagine indicizzabili, contenuti leggibili in testo, struttura chiara, segnali di affidabilità. È esattamente il lavoro della SEO fatta bene.
Perché Bing conta più di quanto dica la sua quota di mercato?
Perché Bing non è più soltanto un motore di ricerca: è l’infrastruttura da cui attingono diversi assistenti AI. Alimenta Microsoft Copilot, è una delle basi dichiarate di ChatGPT e Microsoft lo vende come servizio di ancoraggio per gli agenti AI. In Italia pochi lo usano per cercare; molti lo usano senza saperlo, ogni volta che chiedono qualcosa a un assistente.
Il legame con Copilot è diretto. Nella stessa documentazione del processo antitrust, un dirigente di Microsoft spiega che la qualità delle risposte di Copilot eredita quella dei risultati di Bing: se Bing trova buone pagine, Copilot risponde bene; se le pagine di Bing sono scadenti, lo sono anche le risposte. Microsoft, inoltre, offre la propria infrastruttura di ricerca come servizio per chi costruisce assistenti: Web IQ è descritto come un servizio di ancoraggio per agenti AI costruito su vent’anni di infrastruttura Bing.
C’è poi un vantaggio che Google non offre ancora: la misura. Dal 10 febbraio 2026 Bing Webmaster Tools contiene un report chiamato AI Performance, che mostra quante volte le pagine del tuo sito vengono citate come fonte nelle risposte di Copilot, nei riassunti AI di Bing e in alcune integrazioni partner, con l’elenco delle pagine citate e delle frasi di ricerca che hanno portato alla citazione. Nello stesso annuncio Microsoft indica due leve operative: IndexNow, il protocollo che avvisa i motori quando una pagina viene creata, aggiornata o rimossa, e Bing Places for Business per i dati delle attività locali.
Tre azioni costano meno di un’ora e servono subito:
- Verifica il sito in Bing Webmaster Tools. Si importa direttamente da Google Search Console, con la sitemap già pronta.
- Attiva IndexNow. Molti plugin SEO per WordPress lo includono: ogni articolo nuovo o aggiornato viene segnalato senza aspettare il passaggio del crawler.
- Apri il report AI Performance una volta al mese. È oggi il dato più vicino a una misura ufficiale delle citazioni AI che un’azienda possa leggere gratuitamente.
Se la tua attività ha una dimensione territoriale, il ragionamento su Bing Places si aggancia a quello sulla scheda Google che abbiamo fatto parlando di SEO locale a Milano su Google e nelle risposte AI.
Perché bisogna ottimizzare prima di tutto per ChatGPT?
Perché è lì che le persone fanno le domande. Secondo Statcounter, a settembre 2026 ChatGPT ha generato in Italia il 69,82% delle visite che i chatbot AI mandano ai siti web; Gemini il 19,36%, Perplexity il 6,2%, Copilot il 3,27%. A livello mondiale, ad agosto 2026, la quota di ChatGPT era del 79,4%.
| Chatbot | Quota delle visite ai siti in Italia (settembre 2026) | Da quale indice attinge, in prevalenza |
|---|---|---|
| ChatGPT | 69,82% | Crawler OpenAI, Bing, indice proprio, Google per via indiretta |
| Google Gemini | 19,36% | Indice di Google |
| Perplexity | 6,2% | Indice proprio e risultati di motori esterni |
| Microsoft Copilot | 3,27% | Bing |
| Claude | 1,33% | Ricerca web, fonti non dichiarate nel dettaglio |
I dati sono quelli della pagina Statcounter sui chatbot in Italia, che misura le visite effettive arrivate ai siti, non gli utenti dichiarati. Due letture contano per chi fa marketing B2B. La prima: ChatGPT da solo pesa più di tutti gli altri messi insieme, quindi è il banco di prova su cui si misura la presenza. La seconda: il secondo posto è di Gemini, che usa l’indice di Google. Una SEO solida su Google lavora quindi anche per Gemini e per le AI Overview, mentre la presenza su Bing e l’apertura a OAI-SearchBot lavorano per ChatGPT e Copilot. Ecco perché parliamo di pari passo: ogni intervento serio sulle fondamenta copre più motori nello stesso momento.
Le differenze tra i due principali assistenti, viste dal lato di chi vende alle imprese, sono nel nostro confronto Gemini vs ChatGPT nel B2B.
Quali sono i punti fermi della SEO senza cui la GEO non parte?
Sono sei, e sono tutti verificabili in un pomeriggio: accesso dei crawler, indicizzazione su Google e su Bing, contenuti in testo, architettura con link interni, dati coerenti sull’azienda, freschezza documentata. Ognuno ha un effetto diretto sulla possibilità di comparire nelle risposte AI.
| Punto fermo SEO | Che cosa controllare | Effetto sulla GEO |
|---|---|---|
| Accesso dei crawler | robots.txt, firewall, CDN: Googlebot, Bingbot e OAI-SearchBot devono passare | Se OAI-SearchBot è bloccato, il sito non compare nelle risposte di ricerca di ChatGPT |
| Indicizzazione su Google e su Bing | Search Console e Bing Webmaster Tools verificati, sitemap inviata, pagine importanti indicizzate | Ciò che non è nell’indice non può essere recuperato da nessun motore generativo che vi attinge |
| Contenuti in testo | Le informazioni chiave sono nel codice HTML, non solo in immagini, PDF o script | Il modello estrae passaggi di testo: quello che non legge non lo cita |
| Architettura e link interni | Ogni pagina importante è raggiungibile in pochi clic e collegata alle pagine dello stesso tema | Un cluster coerente fa riconoscere il sito come fonte su un argomento, non come pagina isolata |
| Dati coerenti sull’azienda | Nome, sede, servizi, persone uguali su sito, LinkedIn, schede e directory; dati strutturati coerenti con il testo | L’AI nomina con più sicurezza un’entità i cui fatti si confermano a vicenda |
| Freschezza documentata | Date visibili, aggiornamenti con dati nuovi, segnalazione delle modifiche con IndexNow | I modelli tendono a preferire le fonti recenti fra due passaggi ugualmente pertinenti |
Nessuno di questi punti è una novità per chi fa SEO da anni. La novità è il peso: prima un errore costava qualche posizione, oggi può costare l’esclusione da un intero canale. Le verifiche tecniche nel dettaglio, compresi i quattro punti dove si nascondono i blocchi ai crawler delle AI, sono nel piano per ottimizzare un sito per le AI.
Che cosa aggiunge la GEO quando la SEO è a posto?
Aggiunge le due cose che la SEO non controlla: la scelta della fonte dentro la risposta e la memoria del modello. Essere recuperati non basta per essere citati; essere citati non basta per essere nominati quando il cliente descrive un bisogno senza fare il tuo nome.
Un modello risponde in due modi. Quando cerca, apre pagine e cita le fonti: è il terreno in cui la SEO prepara il campo e la GEO decide la partita, con contenuti chiari, risposte nelle prime righe, dati verificabili e fonti dichiarate. Quando risponde a memoria, usa solo ciò che ha assorbito in addestramento e non apre nessuna pagina. Nella guida GEO 2026 di KenKeepY abbiamo documentato che il 57,8% delle risposte di ChatGPT arriva senza alcuna ricerca sul web, e che quando un utente descrive un bisogno senza fare nomi le aziende proposte sono il 3,3%, contro il 99,4% riconosciute quando vengono nominate.
Questo è il punto d’arrivo della GEO: passare dall’essere trovati all’essere proposti. Ci si arriva costruendo l’entità azienda con fatti coerenti e ripetuti, presenze su fonti terze indipendenti, contenuti che rispondono alle domande vere dei clienti. Che cosa funziona davvero e che cosa è solo ripetuto lo abbiamo separato, studio per studio, in come essere citati dall’AI: effetti dimostrati e miti. Il dato più utile per questo articolo viene proprio da lì: nell’esperimento di Princeton che ha dato il nome alla GEO, il motore leggeva soltanto le prime cinque pagine dei risultati di Google. Chi non è tra le fonti recuperate non viene letto, e nessuna qualità del testo lo compensa.
In che ordine si lavora: dai punti fermi SEO al punto d’arrivo GEO
Prima si apre la porta, poi si arreda la stanza. In pratica sono otto passaggi, nell’ordine in cui li eseguiamo con i nostri clienti; i primi quattro sono SEO, gli ultimi quattro sono GEO, e ciascuno prepara il successivo.
- Accesso. Controlla robots.txt, firewall e CDN: Googlebot, Bingbot e OAI-SearchBot devono poter leggere il sito. Decidi a parte se consentire GPTBot, che riguarda l’addestramento, non la ricerca.
- Indicizzazione doppia. Verifica il sito su Google Search Console e su Bing Webmaster Tools, invia la sitemap a entrambi, attiva IndexNow.
- Leggibilità. Porta in testo HTML tutte le informazioni che contano: servizi, prezzi indicativi, sede, persone, casi.
- Architettura. Organizza i contenuti in cluster tematici collegati tra loro, con una pagina principale per ogni servizio e articoli che la sostengono.
- Risposte citabili. Riscrivi le pagine chiave con una domanda per sezione e la risposta nelle prime due righe, dati con fonte e almeno una definizione netta.
- Entità coerente. Allinea nome, sede, servizi e persone su sito, LinkedIn, schede aziendali e directory di settore. Ogni incoerenza è un dubbio in più per il modello.
- Fonti terze. Cerca menzioni guadagnate: articoli di settore, associazioni di categoria, casi pubblicati da clienti e partner. Le AI preferiscono ciò che altri confermano di te.
- Misura e aggiornamento. Misura la presenza nelle risposte, sistema ciò che manca, aggiorna le pagine con dati nuovi e segnala le modifiche. Poi ricomincia.
Le agenzie che saltano i primi quattro passaggi vendono contenuti «ottimizzati per l’AI» che nessuna AI leggerà. Quelle che si fermano al quarto consegnano un sito ben posizionato che le AI trovano ma non propongono. Il lavoro completo li tiene insieme, ed è il motivo per cui il nostro servizio di agenzia SEO a Milano e quello di agenzia GEO partono dalla stessa analisi.
Come si misura se SEO e GEO stanno lavorando insieme?
Con quattro strumenti, ciascuno su un pezzo della catena: Search Console per Google, Bing Webmaster Tools per Bing e Copilot, i log del server per i crawler delle AI, una misura dedicata per ciò che ChatGPT sa e trova di te. Nessuno da solo basta.
| Pezzo della catena | Che cosa misurare | Strumento |
|---|---|---|
| Indicizzazione e ricerca su Google | Pagine indicizzate, query, clic; le AI Overview sono incluse nel traffico web | Google Search Console |
| Indicizzazione su Bing e citazioni in Copilot | Pagine indicizzate, citazioni nelle risposte AI, frasi di ricerca che portano alla citazione | Bing Webmaster Tools, report AI Performance |
| Accesso dei crawler AI | Passaggi di OAI-SearchBot e degli altri agenti, errori di accesso | Log del server o del CDN |
| Presenza in ChatGPT | Che cosa il modello sa di te a memoria, che cosa trova cercandoti, chi nomina al posto tuo | KenKeepY |
| Visite dalle AI | Sessioni da ChatGPT, Gemini, Perplexity, Copilot e loro conversioni | GA4 |
Metodo, metriche e limiti di ciascuna misura sono raccolti nella guida su come misurare la visibilità AI.
Come ti aiuta KenKeepY se non sei un esperto di SEO e GEO?
Ti dice dove sei e che cosa fare, in italiano corrente, senza chiederti di conoscere il gergo. KenKeepY è lo strumento che abbiamo sviluppato per misurare la presenza di un’azienda nelle risposte di ChatGPT, e accompagna la misura con un’AI dedicata all’assistenza esperta: legge i risultati e li trasforma in una lista di interventi ordinati per resa.
La misura ha due assi, gli stessi descritti in questo articolo. Il KY Memory dice che cosa ChatGPT sa di te senza cercare: è la memoria da cui pesca quando un cliente descrive un bisogno senza fare nomi. Il KY Search dice che cosa trova quando ti cerca davvero, e quali pagine apre per farlo. Il salto fra i due numeri è la diagnosi: un KY Search alto con un KY Memory basso indica che le fondamenta SEO funzionano ma l’entità non è ancora costruita; un KY Search basso indica quasi sempre un ostacolo tecnico, come un crawler bloccato o contenuti visibili solo via script. Con Search Console collegata, lo stesso referto mostra anche il lato Google, cioè dove le ricerche esistono e dove i clic non arrivano più.
La differenza, per chi non fa questo mestiere, sta nell’assistente. Non devi interpretare tabelle: l’assistente spiega il numero, indica la causa più probabile e propone il passo successivo, dal controllo del robots.txt alla pagina da riscrivere. Chi è esperto ci trova il dettaglio tecnico; chi non lo è trova la stessa diagnosi in parole semplici. La prima misura è gratuita. Il ragionamento che sta dietro lo strumento è in perché l’AI ti trova ma non ti conosce.
Domande frequenti
ChatGPT usa Google o Bing?
Entrambi, ma in modo diverso. OpenAI indica come base pubblica il proprio crawler, Bing e contenuti di editori con accordi; secondo un’inchiesta ripresa da Search Engine Land nel 2025, usava anche risultati di Google raccolti tramite un servizio di scraping. Nel 2026 cresce un indice proprio, Labrador. Per questo conviene essere trovabili su tutti e tre i fronti.
Che cos’è OAI-SearchBot e devo consentirlo?
È il crawler con cui OpenAI fa comparire i siti nelle risposte di ricerca di ChatGPT. Secondo la documentazione ufficiale, i siti che lo bloccano nel robots.txt non vengono mostrati nelle risposte di ricerca. Se vuoi essere citato da ChatGPT, va consentito. GPTBot è un agente diverso, legato all’addestramento, e si decide separatamente.
Bing serve ancora se in Italia lo usano in pochi?
Sì, perché lo usano gli assistenti. Bing alimenta Copilot, è una delle basi dichiarate di ChatGPT e Microsoft offre la sua infrastruttura come servizio per gli agenti AI. In più Bing Webmaster Tools ha un report gratuito, AI Performance, che mostra quante volte le tue pagine vengono citate nelle risposte AI.
Posso fare GEO senza fare SEO?
No, se vuoi risultati misurabili. I motori generativi recuperano le fonti da indici di ricerca: una pagina non indicizzata o un sito che blocca i crawler non entra nel gruppo di fonti da cui il modello sceglie. La GEO lavora su ciò che la SEO ha reso trovabile, e aggiunge la costruzione dell’entità che porta a essere nominati.
Qual è il chatbot su cui ottimizzare per primo in Italia?
ChatGPT. Secondo Statcounter, a settembre 2026 ha generato in Italia il 69,82% delle visite che i chatbot mandano ai siti, contro il 19,36% di Gemini. Gemini usa l’indice di Google, quindi una buona SEO su Google lo copre in buona parte; ChatGPT richiede in più presenza su Bing e accesso libero a OAI-SearchBot.
Come capisco se ChatGPT conosce la mia azienda?
Facendogli le domande dei tuoi clienti senza fare il tuo nome, a ricerca spenta e accesa, più volte e annotando data e modello. Una risposta singola non è una misura. KenKeepY esegue queste prove con lo stesso metodo per tutti e restituisce due numeri, memoria e ricerca, con l’elenco degli interventi.
In conclusione
SEO e GEO non sono due strategie tra cui scegliere: sono due tratti della stessa strada. ChatGPT, che in Italia porta quasi sette visite su dieci tra quelle generate dai chatbot, non legge il web per conto suo: lo legge attraverso il proprio crawler, Bing, un indice interno e, di sponda, Google. Se il tuo sito non è aperto a quei crawler e presente in quegli indici, la partita finisce prima di cominciare. Per questo i punti fermi della SEO vanno fatti per primi e fatti bene: accesso, indicizzazione doppia, testo leggibile, architettura, dati coerenti, freschezza. Su quelle fondamenta la GEO porta al punto d’arrivo, che non è essere trovati ma essere proposti quando il cliente descrive il suo problema e non conosce ancora il tuo nome.
Vuoi sapere se oggi ChatGPT ti trova, ti cita e ti nomina, e quale anello della catena va sistemato per primo? Starlead è un’agenzia SEO, GEO e di lead generation di Milano: controlliamo l’accesso dei crawler e l’indicizzazione su Google e Bing, misuriamo con KenKeepY la tua presenza nelle risposte delle AI e ti consegniamo il piano in ordine di resa. Parliamone: trenta minuti, solo numeri.
Testo AI-assisted e immagine di copertina generata con AI, verificati dalla redazione Starlead · Come lavoriamo


