AI e Marketing

Da dove arrivano i lead B2B nel 2026: la decisione si forma nell’AI e il clic su Google Ads la conferma (i dati)

Da dove arrivano i lead B2B nel 2026: la decisione si forma prima del clic, nell'AI — Immagine generata con intelligenza artificialeImmagine generata con AI

In short: Lead B2B nel 2026: la scelta si forma nell'AI prima del clic. I dati Forrester, 6sense, Gartner, LocaliQ, Seer.

📅 Settembre 21, 2026  •  ⏱️ 17 min read


In sintesi: nel B2B del 2026 il lead non nasce dal clic. Nasce da una lista breve che il buyer ha già formato prima di toccare il tuo sito, e sempre più spesso la forma dentro un’AI: secondo Forrester il 94% dei buyer usa l’AI generativa nel processo d’acquisto, e il doppio di loro la indica come fonte più significativa rispetto a qualsiasi altra, sopra siti dei fornitori, esperti e vendite. Secondo 6sense il 94% ha già ordinato i fornitori per preferenza prima del primo contatto, e il preferito vince l’80% delle trattative. In questo scenario il clic, organico o a pagamento, diventa l’atto con cui il buyer conferma una scelta, non quello con cui la inizia. Le conseguenze misurabili: il traffico B2B cala tra il 10 e il 40% (Forrester), il CTR degli annunci sulle query informative con AI Overview è sceso del 68% (Seer), ma i tassi di conversione salgono e il costo per lead di Google Ads è diminuito per la prima volta in cinque anni (LocaliQ). Meno clic, più tardi nel percorso, più decisi. Questo articolo mette in fila i dati, dichiara dove non concordano e spiega cosa cambia nel modo di leggere i tuoi lead.

Se dirigi il marketing di un’azienda B2B, negli ultimi dodici mesi hai probabilmente visto due curve che non tornano: il traffico del sito scende, i contatti no. Oppure: gli annunci ricevono meno clic, ma chi clicca compila il modulo più spesso di prima. Non è un errore di misura. È il segno che la parte decisiva del percorso d’acquisto si è spostata in un posto che i tuoi report non vedono. Qui trovi le prove, con la data e il campione di ciascuna.

Da dove arrivano davvero i lead B2B nel 2026?

Da una decisione presa prima del clic. Il lead che compila il tuo modulo ha quasi sempre già scelto una rosa di fornitori, l’ha ordinata per preferenza e ha un favorito; il contatto serve a confermare, non a scoprire. Questo era già vero nel 2024; nel 2026 la novità è dove quella rosa viene costruita.

Definizione operativa: nel B2B del 2026 il lead non nasce dal clic. Nasce da una lista breve che il buyer forma prima di qualsiasi contatto, sempre più spesso dentro una conversazione con un’AI. Il clic, organico o a pagamento, è l’atto con cui la conferma.

I numeri che la sostengono vengono dallo studio più ampio sul comportamento d’acquisto B2B, il 2025 Buyer Experience Report di 6sense, pubblicato il 12 novembre 2025 su oltre 4.000 buyer in Nord America, EMEA e APAC. Il fornitore che il buyer preferisce prima di parlare con un venditore vince l’80% delle trattative; il 94% dei gruppi d’acquisto ha ordinato la lista breve per preferenza prima di contattare chiunque; il primo contatto con un fornitore arriva quando il buyer è al 61% del percorso, anticipato rispetto al 69% degli anni precedenti; il ciclo medio dura 10,1 mesi contro gli 11,3 del 2024. Kerry Cunningham, che dirige la ricerca di 6sense, lo riassume così: i venditori ormai confermano decisioni, non le creano.

C’è un dettaglio che il comunicato aggiunge e che vale la pena non saltare: i buyer contattano i fornitori prima non perché abbiano meno bisogno di informarsi, ma per due ragioni dichiarate, la necessità di valutare come i fornitori stanno usando l’AI nei loro prodotti (58%) e l’incertezza economica (62%). Il tempo speso in ricerca autonoma è passato dal 70% al 60% del percorso. Meno tempo, ma con una lista già fatta. Come cambia il percorso intero, tappa per tappa, lo abbiamo mappato nella guida alla customer journey con l’AI.

Quanto pesa l’AI nella scelta del fornitore?

È diventata la fonte d’informazione più significativa per il buyer B2B, sopra il sito del fornitore, gli esperti di prodotto e i commerciali. È il dato più netto dell’anno, e viene dal campione più grande.

Forrester, nella ricerca The State of Business Buying 2026 del 21 gennaio 2026, costruita sulla Buyers’ Journey Survey 2025 su quasi 18.000 buyer nel mondo, scrive che le ricerche con AI generativa sono il punto di partenza del processo d’acquisto. Il post di John Buten che l’accompagna, B2B Buyers Make Zero-Click Number One del 22 gennaio 2026, dà le proporzioni: il 94% dei buyer usa l’AI nel processo d’acquisto, contro l’89% dell’anno prima, e il doppio dei buyer indica l’AI generativa o la ricerca conversazionale come fonte più significativa rispetto a qualsiasi altra. Il 61% usa strumenti AI privati forniti dall’azienda; i buyer usano ChatGPT il doppio dei consumatori e Copilot quattro volte tanto.

Il secondo post, del 12 febbraio 2026, dice per cosa la usano: ricerca di informazioni sui prodotti (54%), confronto tra prodotti (55%), analisi delle risposte a una gara (48%), costruzione del business case interno (47%). Le prime due erano compiti della ricerca Google; le seconde due sono compiti che prima non esistevano in questa forma, e avvengono dietro il firewall aziendale, dove nessun report di traffico arriva.

Qui va dichiarata una discrepanza, perché la troverai nelle presentazioni di chiunque. Il sondaggio Gartner presentato il 20 maggio 2026, su 645 buyer intervistati tra agosto e settembre 2025, dice che il 45% ha usato l’AI generativa nell’ultimo acquisto, soprattutto per raccogliere informazioni su fornitori e prodotti. Il 45% di Gartner e il 94% di Forrester non sono la stessa domanda: Forrester chiede se l’AI è stata usata in qualunque fase e con qualunque strumento, inclusi quelli aziendali; Gartner chiede dell’ultimo acquisto specifico, su un campione trenta volte più piccolo. La direzione è la stessa; la magnitudine dipende da come si conta. Chi cita un solo numero sta scegliendo.

Il dato di Gartner più utile è un altro: il 69% dei buyer preferisce validare con un commerciale ciò che l’AI gli ha detto, e usa in media sette fonti d’informazione per acquisto. È la chiave di lettura di tutto l’articolo: l’AI forma la scelta, l’umano la conferma. E il buyer arriva alla conferma con una lista già fatta.

Perché il traffico scende ma i lead no?

Perché un buyer che si informa dentro un’AI ha un decimo della probabilità di cliccare sul tuo sito rispetto a uno che usa un motore di ricerca. Il clic che manca non è un lead perso: è una fase del percorso che non passa più dal sito.

Il numero è di Forrester, nel post del 12 febbraio 2026: quando i buyer usano l’AI al posto della ricerca, la probabilità di clic verso il sito del fornitore scende a un decimo, e le aziende B2B stanno misurando cali di traffico tra il 10% e il 40% in un anno. Lo stesso post aggiunge la frase che dovresti appendere in sala riunioni: il calo del traffico racconta solo metà della storia.

Sul lato Google il meccanismo è misurato in modo indipendente. Il Pew Research Center, su 68.879 ricerche reali di 900 adulti nel marzo 2025, trova che con un riassunto AI in pagina l’utente clicca un risultato nell’8% dei casi contro il 15% senza. Google, per bocca di Liz Reid nel post ufficiale del 6 agosto 2025, sostiene che il volume complessivo di clic organici è rimasto stabile e che i clic sono di qualità più alta, definiti come clic senza ritorno immediato alla pagina dei risultati. Va detto con onestà: Google non ha pubblicato numeri a sostegno, e nella trimestrale del luglio 2026 ha dichiarato di mandare «miliardi di clic ai siti ogni settimana» senza dire quanti erano prima. La tesi della qualità è plausibile e coerente con tutto il resto, ma resta una dichiarazione di parte.

Dove il clic sopravvive, cambia natura. Similarweb misura che dal 7 maggio 2026 circa il 62% dei referral da ChatGPT atterra sulla homepage del brand, non su una pagina interna: l’utente ha già deciso quale azienda guardare e va all’ingresso principale. Nel 2025 quel traffico convertiva da due a nove volte l’organico, con tutta la cautela sui campioni piccoli che abbiamo dichiarato nell’analisi sul valore dei lead che arrivano da ChatGPT e Perplexity.

Cosa scende Misura Fonte e data
Probabilità di clic verso il sito quando il buyer usa l’AI Un decimo rispetto alla ricerca Forrester, febbraio 2026
Traffico dei siti B2B −10% / −40% in un anno Forrester, febbraio 2026
Clic organici con AI Overview in pagina 8% contro 15% Pew Research, marzo 2025
CTR degli annunci sulle query informative con AI Overview −68% (dal 19,7% al 6,34%) Seer Interactive, giugno 2024 – settembre 2025
Cosa sale Misura Fonte e data
Buyer che usano l’AI nel processo d’acquisto 94% (era 89%) Forrester, gennaio 2026
Tasso di conversione degli annunci Google +9% in un anno, in 87% dei settori LocaliQ, aprile 2025 – marzo 2026
Clic a pagamento per i brand citati nelle AI Overview +91% rispetto ai non citati Seer Interactive, settembre 2025
Referral da ChatGPT che atterrano sulla homepage Circa 62% (era 26-29%) Similarweb, maggio 2026

Google Ads: il clic arriva dopo la decisione?

Sempre più spesso sì, e i dati del 2026 lo mostrano in modo quasi didattico: i clic sugli annunci calano dove il buyer sta ancora imparando, e convertono di più dove ha già scelto. Prima però una correzione a una frase che sentirai spesso: Google Ads non «funziona meno».

I dati ufficiali dicono il contrario. Nella trimestrale del 22 luglio 2026 Alphabet dichiara ricavi Search in crescita del 17% su base annua e query al massimo storico. E il benchmark più usato del settore, il rapporto 2026 di LocaliQ/WordStream su oltre 13.000 campagne tra aprile 2025 e marzo 2026, trova che per la prima volta in cinque anni il costo per lead medio è sceso, di quasi il 5%, che il tasso di conversione è salito di quasi il 9% e che il CPC è cresciuto solo del 3%. Sul decennio la storia è diversa: il CPC medio è più che raddoppiato, da 2,32 a 5,42 dollari dal 2016, e il B2B è il segmento più caro, con un costo per lead di 93,69 dollari contro una media di 66,69. Ma nel 2026 Ads è più efficiente di un anno fa, non meno.

Il punto non è se Ads funziona. È quando nel percorso arriva il clic. Qui il dato più preciso è di Seer Interactive, su 3.119 query informative di 42 organizzazioni, 25,1 milioni di impression organiche e 1,1 milioni a pagamento, da giugno 2024 a settembre 2025: sulle query con AI Overview il CTR degli annunci è passato dal 19,7% al 6,34%, un calo del 68%, con un crollo concentrato nel luglio 2025. Ma i brand citati dentro l’AI Overview hanno ottenuto il 91% di clic a pagamento in più rispetto ai brand non citati sulla stessa query. Gli autori precisano che non possono dimostrare che la citazione causi il clic; possono dire che i due si accompagnano.

Metti insieme i tre dati e il quadro è questo: il buyer non clicca più l’annuncio per imparare, perché ha imparato nella risposta; clicca l’annuncio del brand che la risposta gli ha già messo davanti, e quando clicca converte di più. Il CTR scende del 68% e il tasso di conversione sale del 9% non sono in contraddizione: sono la stessa cosa vista da due lati. Il clic a pagamento sta diventando un clic di conferma. Abbiamo descritto la faccia operativa di questo fenomeno, cioè cosa succede quando le campagne ricevono clic che non portano lead e come capire chi clicca davvero, nell’articolo su perché le campagne Google Ads non portano più lead, e il modo di calcolare il budget nel B2B in quanto costa Google Ads nel B2B.

Una cautela metodologica, perché è un articolo che qualcuno userà per decidere un budget: LocaliQ misura tutti i settori e tutti i tipi di query; Seer misura solo query informative; nessuno dei due isola il B2B con la precisione che vorremmo. La convergenza tra fonti indipendenti è forte, ma è una convergenza, non una prova sperimentale. Il modo per verificarla sul tuo caso è nella sezione sulla misura.

Un clic di conferma è un lead migliore?

Sì, a tre condizioni, e con un rischio che quasi nessuno dichiara. Un lead che arriva dopo aver formato la decisione altrove è più vicino all’acquisto, più informato e più costoso da perdere; ma è migliore solo se la decisione che ha formato include te.

La prima condizione è essere nella lista del primo giorno. Secondo 6sense i buyer riempiono quattro dei cinque posti della lista breve il primo giorno del processo, e il fornitore vincente era già in lista il 95% delle volte. Il lead di conferma è eccellente per chi c’è; per chi non c’è, non arriva. Il costo per lead può migliorare per il mercato nel suo insieme e peggiorare per la singola azienda esclusa dalle risposte.

La seconda condizione è saper gestire un lead che vuole validare, non essere educato. Il 69% dei buyer, secondo Gartner, contatta un commerciale per verificare ciò che l’AI gli ha detto. Se la prima risposta del tuo team è una presentazione istituzionale, stai rispondendo a una domanda che il buyer ha già chiuso. Il lead di conferma chiede numeri, casi, condizioni, prove; è lo stesso tipo di materiale che i motori generativi premiano, e non è un caso.

La terza condizione riguarda cosa l’AI ha detto di te. Forrester rileva che il 36% dei buyer si sente più sicuro della decisione grazie all’AI, ma il 20% si sente meno sicuro perché ha incontrato informazioni inaffidabili o inesatte. Un lead può arrivare da te con un’idea sbagliata del tuo prezzo, del tuo perimetro o della tua sede, perché il modello ha ricostruito male l’entità. È un lead di conferma di una cosa che non esiste, e si perde nella prima telefonata. Sapere cosa dicono di te i modelli è la premessa; lo abbiamo misurato e raccontato in perché l’AI ti trova ma non ti conosce.

Dimensione Lead di scoperta (modello 2015-2022) Lead di conferma (modello 2026)
Dove si forma la scelta Sul tuo sito, dopo il clic In una risposta AI o in una rete di validazione, prima del clic
Cosa chiede al primo contatto Chi siete, cosa fate Confermatemi che è vero, datemi le condizioni
Volume Alto, con molto scarto Più basso, con meno scarto
Rischio principale Non convertire Non essere in lista, o esserci con dati sbagliati
Metrica che lo intercetta Traffico, CTR, lead per canale Presenza nelle risposte, ricerche brand, traffico diretto, conversione per canale

La distinzione tra i due tipi di lead è la stessa che separa i lead che convertono da quelli che non lo fanno, e che abbiamo trattato in perché i lead non convertono in clienti: un lead di scoperta va educato, un lead di conferma va confermato. Trattare il secondo come il primo è il modo più rapido per perderlo.

Cosa cambia nel modo di misurare e di investire

Cambia l’unità di misura: dal traffico alla presenza. I tuoi report continueranno a mostrare il lead come «organico» o «diretto» anche quando è nato in una conversazione con Copilot dentro l’azienda del cliente, e nessuna analitica potrà mai vederla. Forrester la chiama «visibility vacuum»: il buyer si informa in un posto in cui il fornitore non può guardare. Quello che puoi fare è leggere i segnali indiretti, che sono cinque.

  • Presenza nelle risposte. Fai le domande che fanno i tuoi clienti, senza nomi, a ChatGPT, Gemini e AI Mode, con la ricerca spenta e accesa. Se non compari, i lead di conferma vanno a chi compare. Il metodo è nella guida su come misurare la visibilità AI.
  • Ricerche brand e traffico diretto. Un buyer che legge il tuo nome in una risposta, settimane dopo lo cerca su Google o lo digita. Se le ricerche con il tuo nome salgono mentre quelle generiche scendono, è il segno che la decisione si è spostata a monte.
  • Canale «AI Assistant» in GA4, nativo dal maggio 2026: conta i clic da ChatGPT, Gemini e gli altri. È la punta dell’iceberg, ma la sua conversione, confrontata con l’organico, ti dice quanto vale il resto dell’iceberg.
  • Conversione per canale, non volume per canale. Se il CTR degli annunci scende e la conversione sale, non tagliare la campagna: sposta il budget verso le query brand e di fondo imbuto, dove il clic di conferma avviene, e togli il budget dalle query informative, dove il buyer ha smesso di cliccare. Prima di spostarne una parte sugli annunci dentro ChatGPT, guarda i risultati misurati finora nel confronto Google Ads vs ChatGPT Ads.
  • Una domanda nel modulo. «Come ci hai conosciuto?», con «un’AI mi ha suggerito il vostro nome» tra le risposte. È la misura più rozza e l’unica che vede il canale dall’interno.

Il piano dei contenuti, di conseguenza, non serve più a portare traffico: serve a essere la fonte che l’AI legge quando il buyer chiede «chi mi risolve questo problema». Le cinque mosse per ottenere questo risultato, dai crawler ai dati con data, sono nel piano per ottimizzare un sito per le AI; e poiché il buyer italiano usa ChatGPT e, sempre più, Gemini, le differenze tra i due sono in Gemini vs ChatGPT per chi vende B2B.

Domande frequenti

Da dove arrivano i lead B2B nel 2026?

Da una lista breve che il buyer forma prima di qualsiasi contatto. Secondo 6sense (4.000 buyer, novembre 2025) il 94% ordina i fornitori per preferenza prima di parlare con chiunque e il preferito vince l’80% delle trattative. Secondo Forrester (18.000 buyer, gennaio 2026) l’AI generativa è la fonte d’informazione più significativa in quella fase. Il clic sul sito, organico o a pagamento, arriva dopo.

Google Ads funziona meno nel B2B?

No, nel 2026 è più efficiente: LocaliQ misura un costo per lead in calo del 5% e conversioni in aumento del 9% su 13.000 campagne, e Alphabet dichiara ricavi Search +17%. È cambiato il momento del clic: sulle query informative con AI Overview il CTR degli annunci è sceso del 68% (Seer), mentre i brand già citati nelle risposte ricevono il 91% di clic a pagamento in più. L’annuncio conferma una scelta più che iniziarla.

Un lead che ha già deciso altrove è un lead migliore?

Se sei nella sua lista, sì: è più vicino all’acquisto e chiede prove, non presentazioni. Se non ci sei, non arriva. E se l’AI gli ha dato informazioni sbagliate su di te, come accade al 20% dei buyer secondo Forrester, arriva con aspettative che si rompono al primo contatto.

Perché il traffico del mio sito B2B scende mentre i contatti reggono?

Perché un buyer che si informa nell’AI ha un decimo della probabilità di cliccare sul tuo sito (Forrester, febbraio 2026), e i cali di traffico B2B vanno dal 10% al 40% in un anno. La fase informativa non passa più dal sito; la fase di conferma sì. Meno visite, con più intenzione.

Come faccio a sapere se le mie decisioni si formano nell’AI?

Con tre segnali: le ricerche con il tuo nome salgono mentre quelle generiche scendono; il canale AI Assistant in GA4 converte più dell’organico; i lead arrivano al primo contatto con domande di verifica invece che di scoperta. Il quarto segnale è diretto: chiedi nel modulo come ti hanno conosciuto.

Cosa devo cambiare nel budget?

Spostare la spesa pubblicitaria dalle query informative, dove il clic è crollato, a quelle brand e di fondo imbuto, dove avviene il clic di conferma; e spostare il budget dei contenuti dal traffico alla presenza nelle risposte, con pagine che rispondano a «chi mi risolve questo problema» con dati propri, datati e verificabili.

In conclusione

I lead B2B nel 2026 arrivano da una decisione che si forma prima del clic, e sempre più spesso dentro un’AI. Non è una previsione: è ciò che dicono, con campioni da 4.000 a 18.000 buyer, le tre ricerche indipendenti più ampie dell’anno. Il traffico scende perché la fase informativa ha cambiato casa; i clic a pagamento calano dove il buyer impara e convertono dove ha già scelto; il lead che arriva vuole conferme. Chi legge questi segnali come un problema di volume taglierà il canale sbagliato. Chi li legge come uno spostamento della decisione smetterà di contare le visite e comincerà a contare le volte in cui, alla domanda «chi mi risolve questo problema», il nome che esce è il suo.

Vuoi sapere se oggi sei nella lista breve che i tuoi buyer formano prima di contattarti? Starlead è un’agenzia di lead generation, SEO e GEO di Milano: misuriamo la tua presenza nelle risposte delle AI e la confrontiamo con i tuoi canali a pagamento e organici, per dirti da dove arrivano davvero i tuoi lead e dove conviene spostare il budget. Parliamone: trenta minuti, solo numeri.

Testo AI-assisted e immagine di copertina generata con AI, verificati dalla redazione Starlead · Come lavoriamo